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Diego Coco, ha destinato la propria vita fino ad oggi al mondo della tutela, prima pubblica poi privata. Nasce come Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri a soli 18 anni, implementando così i propri studi economici con la dottrina giuridico e tecnico professionale. In servizio ricopre vari incarichi, tra cui spiccano Comandante di Compagnia, Comandante di Contingente ed Ufficiale Addetto al Reparto Scorte e Servizi Magistratura.

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Con il primo numero di Riskio Zero nasce un nuovo progetto editoriale che si pone due obiettivi fondamentali: fornire risposte certe alla sempre più attuale necessità di stare al passo con la continua metamorfosi sociale, e ricevere aggiornamenti non solo sui rischi e le minacce che incombono sulla società odierna ma anche sulle strategie, gli approcci e le tecnologie a difesa del bene collettivo.

Ispirato al principio di sicurezza partecipata quale elemento indispensabile al fine di una maggior protezione sociale, e in coerenza con l’evoluzione normativa e lo scenario internazionale e comunitario, Riskio Zero vuole essere il ponte che unisce il comparto della sicurezza pubblica e privata, alleati, seppur con quali che e ruoli diversi, nella difesa del bene comune.

FAKE NEWS: EVITARLE NON E’ DIFFICILE COME SEMBRA. ANCHE QUANDO SI TRATTA DI CORONAVIRUS

E’ difficile contare le fake news che girano intorno al coronavirus (e non solo…). Così tante che è difficile riuscire a districarsi e capire ciò che ha fondamento da ciò che non lo ha. Ciò a cui bisogna credere e a cosa no. Come comportarsi, a cosa fare attenzione e se è davvero il caso di allarmarsi o meno.

Infatti, dati alla mano, il 48% degli italiani dichiara di aver creduto almeno qualche volta nell’ultimo anno ad una notizia che poi si è rivelata falsa, e di questi addirittura un terzo l’ha condivisa sui social, contribuendo quindi all’inarrestabile diffusione delle bufale.

LA PAROLA ALLA PSICOLOGIA SOCIALE

Perché fake news, teorie complottiste e credenze manifestamente illogiche continuano a diffondersi e sono così difficili da estirpare?

La spiegazione ce la dà la teoria della dissonanza cognitiva, elaborata negli anni ’50 dallo psicologo sociale Leon Festinger.

Quando una persona attiva due idee o comportamenti che sono tra loro coerenti, si trova in una situazione emotiva soddisfacente (consonanza cognitiva); al contrario, se le due rappresentazioni sono tra loro contrapposte o incompatibili si troverà a vivere una difficoltà nel decidere e giudicare.

Tale incoerenza produce una dissonanza cognitiva, che l’individuo cerca automaticamente di eliminare o ridurre a causa del marcato disagio psicologico che comporta; questo porta all’attivazione di vari processi elaborativi, che permettono di compensare la dissonanza. E tutto questo, senza alcun nesso con l’appropriatezza o la bontà del risultato finale: ciò che conta è semplicemente ritrovare un senso di coerenza interna.

Un esempio si può avere quando una persona disprezza esplicitamente i ladri, ma compra un oggetto a un prezzo troppo basso per non intuire che sia di provenienza illecita. Secondo Festinger, per ridurre questa contraddizione lo stesso individuo potrà smettere di disprezzare i ladri (modificando quindi l’atteggiamento), o non acquistare l’oggetto proposto (modificando quindi il comportamento). O addirittura indignarsi perché si autoconvince che qualcuno – specificato oppure no – deve averlo ingannato al proposito (modificando quindi le sue opinioni sul contesto).

UN MECCANISMO DIABOLICO

In un famoso studio, Festinger si infiltrò in una setta guidata da Dorothy Martin, una casalinga che profetizzava un’apocalittica inondazione in cui lei e i suoi seguaci sarebbero stati salvati su dischi volanti da uomini dallo spazio chiamati i Guardiani. Inutile dire che nessun uomo dello spazio si manifestò al momento indicato dalla profetessa, che però continuò a rivedere le sue previsioni.
Gli extra terrestri non si erano presentati nel giorno previsto, ma senza dubbio sarebbero arrivati l’indomani, e così via. I ricercatori guardavano affascinati mentre i credenti continuavano a credere – nonostante tutte le prove a sfavore – e anzi raddoppiavano il loro zelo nel fare proseliti. Un meccanismo “diabolico” che può essere applicato per comprendere certi fenomeni di massa.

NESSUNO E’ IMMUNE

Tornando alle fake news, non sbagliamo se diciamo che non risparmiano nessuno. Maggiormente inclini a credere alle fake news, sono le persone che risultano anche più facile preda delle mode relative alle novità, più dipendenti dall’approvazione sociale, ma soprattutto meno sicure e soddisfatte di sé e più lontane e scettiche nei confronti della ricerca scientifica.

L’ILLUSIONE DI MOSE’

Perchè siamo così facili vittime di fake news e bufale? Prima di cercare la risposta, provate a rispondere a questa semplice domanda: Quanti tipi di animali portò Mosè nell’arca?

Se state tirando ad indovinare, non sforzatevi, anzi rileggete la domanda. Con un po’ di attenzione noterete che l’arca non era di Mosè, bensì di Noè. Semplicemente l’idea degli animali che vanno nell’arca, crea nel nostro cervello un contesto biblico e Mosè non risulta anomalo in tale contesto. Non è qualcosa che uno si aspetta, ma vedere associata l’arca a quel nome non è sorprendente.

Questo fenomeno è conosciuto come “Illusione di Mosè”.

Sono diversi gli studi di psicologia cognitiva che dimostrano che siamo naturalmente portati a dare per sicuro quello che leggiamo, senza sentire l’esigenza di verificarlo. In pratica, il nostro cervello non è progettato per riconoscere al volo le bufale, cioè non utilizza sempre tutte le informazioni in suo possesso per distinguere la verità da una menzogna.

C’è poi anche il marketing a complicarci la vita: se qualcosa, in questo caso una notizia, “ci piace”, sarà più semplice considerarla valida. Perché siamo esseri umani fatti di razionalità ed emotività, ma è l’area del cervello deputata a quest’ultima la prima ad attivarsi di fronte a un impulso, e con essa quei bias di conferma verso le fonti che ci assecondano, alla ricerca di una coerenza narrativa molto difficile da scalfire una volta formatasi.

Si tratta dunque di meccanismi quasi “automatici” che spesso ci portano a dare per buono quello che leggiamo, facendoci incappare nella trappola della notizia falsa.

COME DIFENDERSI DALLE FAKE NEWS

  • Non crederci. A meno che non siate esperti della materia, la nostra prima e più importante arma di difesa è restare scettici su quello che leggiamo da internet e soprattutto dai social. Prima di crederci, ricordiamo che chiunque, senza alcun vincolo, può pubblicare notizie su internet e spacciarsi per esperto.
  • Controlla le fonti. Se, nonostante tutto, la notizia ci sembra “probabile”, verifichiamo che sia riportata anche su altre fonti, e verifichiamo che quelle fonti siano attendibili. Una notizia clamorosa o importante non può non essere riportata dalle principali agenzie stampa. A volte, poi, basta uno sguardo attento al link del sito d’origine.
  • Controlla i link sui social. Se nel link della notizia leggiamo “coriere.it”, siamo consapevoli che non stiamo leggendo una notizia del Corriere della Sera (il cui sito è corriere.it). Si tratta quasi sicuramente di qualcuno che vuole “spacciarsi” per la nota testata. Una volta capito questo, possiamo già valutare in autonomia quante possibilità ci sono che si tratti di una fake news….
  • Nessuno ci regala nulla. iPhone super nuovo a 99 euro? Non speriamoci, si tratta semplicemente di qualcuno che vuole “farci cliccare” sul proprio link per guadagnare qualche centesimo. Nessuno ci venderà mai il nuovo iPhone a 99 euro in un negozio, perché dovrebbero mai farlo su internet?
  • Fai una ricerca online prima di condividere. Inserisci le keyword relative a una notizia in un motore di ricerca. In molti casi appariranno prima i risultati di testate giornalistiche reali, che riveleranno la verità sulla vicenda. È comunque sempre consigliabile cercare informazioni su siti affidabili.
  • Consulta siti web dedicati al debunking. Esistono diversi siti creati appositamente per smascherare le fake news: una pratica detta “debunking”. Tra i più noti in Italia troviamo Butac.it (“Bufale un tanto al chilo”) e Bufale.net. Pubblicano regolarmente articoli che rivelano la verità dietro alle bufale del momento. Al loro interno è possibile anche consultare “black list” dei siti web che diffondono fake news.

CYBERBULLISMO: QUANDO LE PAROLE UCCIDONO

Un ragazzo su tre dice di essere stato vittima di atti di bullismo online, 1 su 5 di aver lasciato la scuola proprio per questo. E’ il risultato di un sondaggio condotto dall’Unicef su un campione di 170mila ragazzi fra i 13 e i 24 anni di 30 diversi Paesi, che ha allarmato il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia e i partner della ricerca.

Parlando apertamente e in anonimato attraverso la piattaforma Unicef per il coinvolgimento dei giovani (U-Report), tre quarti degli adolescenti hanno dichiarato che i social network, fra cui Facebook, Instagram, Snapchat e Twitter, sono i luoghi in cui si verifica più comunemente il bullismo online. “Avere classi ‘connesse’ significa che la scuola non finisce più quando l’alunno esce dall’aula, e, sfortunatamente, non finisce nemmeno il bullismo scolastico”, ha dichiarato il Direttore generale dell’Unicef Henrietta Fore. “Migliorare l’esperienza formativa dei giovani significa dar conto dell’ambiente che incontrano, sia online sia offline. In tutto il mondo, i giovani ci stanno dicendo che sono stati bullizzati online, che ciò sta colpendo la loro istruzione e che vogliono che finisca”.

E anch’io, nel mio piccolo, non potevo non parlare di un fenomeno tanto dilagante, essendo febbraio il mese della sensibilizzazione e in particolare il 7 febbraio la Giornata Nazionale contro bullismo e cyberbullismo.

Solo nelle scuole secondarie di Roma, la città in cui sono nato e cresciuto, su un campione di 1022 studenti, è emerso che il 66,9% dei giovani è stato, almeno una volta, vittima di bullismo e che l’81.3% è stato spettatore. Il 57,3% delle vittime afferma di aver subito episodi di violenza all’interno della classe; il 34,9% all’interno degli istituti scolastici.

Difficile non riflettere su quanto bullismo e cyberbullismo siano piaghe sociali dilaganti.

IL BULLISMO

Il termine bullismo è utilizzato per designare un insieme di comportamenti in cui qualcuno, ripetutamente, fa o dice cose per avere potere su un’altra persona e dominarla.

Il bullo è caratterizzato da:

  • trova piacere nell’insultare, picchiare o cercare di dominare la vittima, anche quando è evidente che stia molto male ed angosciata
  • continua per un lungo periodo, con una progressiva crescita delle violenze che fa diminuire la stima di sé da parte della vittima
  • ha un maggior potere della vittima a causa dell’età, della forza, del genere (il maschio è più forte della femmina) o della popolarità nel gruppo di coetanei

Esistono, dunque, due forme di bullismo:

  • diretto, che a sua volta si divide in fisico (pugni, calci, sottrazione di oggetti con l’intento di rovinarli) e verbale (derisione, insulti, prese in giro, messa in evidenza degli aspetti razziali, dell’orientamento sessuale ecc.)
  • indiretto, tramite la diffusione di pettegolezzi fastidiosi o storie offensive, l’esclusione dai gruppi di aggregazione, ecc.

IL CYBERBULLISMO

Il cyberbullismo è un atto aggressivo, intenzionale condotto da un individuo o un gruppo usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima che non può facilmente difendersi. Ha caratteristiche identificative proprie: il bullo può mantenere nella rete l’anonimato, ha un pubblico più vasto, ossia il Web, e può controllare le informazioni personali della sua vittima.

Nel 2006, la direttrice del Center for Safe and Responsible Internet Use statunitense, Nancy Willard, ha proposto una categorizzazione del fenomeno, basata sul tipo di comportamento. Le tipologie di cyberbullismo individuate sono sette, e sono attualmente prese in considerazione per distinguere i vari casi:

  • flaming: invio di messaggi volgari e aggressivi tramite gruppi online, email o messaggi, con l’unico scopo di creare conflitti verbali all’interno della rete fra due o più persone. Flame è un termine inglese che vuol dire fiamma, da cui deriva il comportamento di “accendere” una discussione verso una o più persone
  • harassment: molestie effettuate tramite canali di comunicazione con azioni, parole e comportamenti persistenti verso una singola persona, che causano disagio emotivo e psichico, creando una relazione sbilanciata tra il cyberbullo e la vittima, che subisce passivamente le molestie, senza potersi difendere e porre fine ad esse.
  • cyber-stalking: persecuzione attraverso l’invio ripetitivo di minacce, allo scopo di infastidire, molestare e terrorizzare le vittime facendo loro pensare di non essere più al sicuro neanche tra le mura di casa.
  • denigration: pubblicazione nella rete o tramite sms di fake news (notizie false), allo scopo di danneggiare la reputazione o le amicizie della vittima. Le nuove tecnologie digitali, come i social network, permettono di compiere questo atto di cyberbullismo con estrema facilità e rapidità: in poco tempo, moltissime persone potranno essere a conoscenza di queste affermazioni diffamatorie. Il processo di denigrazione colpisce generalmente aspetti centrali della personalità del soggetto come l’orientamento sessuale, l’appartenenza etnica, difetti fisici, difficoltà scolastiche e situazioni familiari.
  • masquerade: appropriazione dell’identità virtuale della vittima per compiere una serie di azioni che ne danneggiano la reputazione. Può aprire un nuovo profilo sui social network fingendo di essere la vittima oppure può agire da hacker per ottenere le credenziali d’accesso all’account della vittima compiendo azioni dannose.
  • exclusion: esclusione intenzionale di una persona da un gruppo online come WhatsApp e Facebook, chat varie, forum e anche giochi online.
  • trickery: ingannare o frodare intenzionalmente una persona

Nel 2007, è stata introdotta dall’educatore Smith una nuova forma di cyberbullismo:

Happing shapping: il cyberbullo, da solo o in gruppo, riprende la vittima con lo smartphone mentre la picchia. Il video poi viene pubblicato sul web allo scopo di deridere la vittima.

Bullismo e cyberbullismo sono fenomeni complessi che non possono essere sottovalutati, anche perché capaci di lasciare sulle vittime cicatrici indelebili.

A supporto di questo dato sconcertante, uno studio inglese ha cercato di stabilire un legame tra cyberbullismo e comportamenti a rischio suicidario, individuando, nei soggetti coinvolti nel fenomeno, vittime, bulli e bulli-vittime, la tendenza ad entrare in contatto con contenuti web riguardanti autolesionismo o suidicio.

CYBERBULLISMO E SUICIDIO: lo studio

Lo studio, condotto da Anke Gorzig (LSE’s Department of Media and Communications) ha portato all’attenzione il legame tra cyberbullismo e alcuni comportamenti disfunzionali, che potrebbero essere predittori di tendenze suicidarie.

In particolare, è stato utilizzato un campione composto da 25 mila bambini europei tra i 9 e i 16 anni. Il 6% del campione riportava di essere vittima di cyberbullismo, il 2,4% riportava di compiere atti di cyberbullismo e un 1,7% di essere sia vittima sia bullo. Di questi, il 4,1% riportava problemi nella gestione delle emozioni, il 16,8% problemi comportamentali, il 15,8% aveva problemi a relazionarsi con i propri pari.

Per quanto riguarda i comportamenti, è stata presa in considerazione la visione di contenuti web riguardanti autolesionismo o suicidi.

Nell’intero campione il 6,8% dei soggetti riportava la visione di contenuti web di autolesionismo, il 4,3% visionava contenuti web riguardanti il suicidio. Questi soggetti costituivano una bassa percentuale di coloro i quali non erano coinvolti in fenomeni di cyberbullismo. Invece, circa 1/5 dei delle vittime e dei bulli e 1/3 dei soggetti sia bulli sia vittime, era in contatto con contenuti web di autolesionismo; inoltre tra le vittime di cyberbullismo e tra coloro che ricoprivano il ruolo sia di vittime sia di bulli, era alta la percentuale di bambini che entravano a contatto con contenuti web riguardanti suicidi, mentre questa percentuale rimaneva bassa per i soggetti identificati solo come bulli.

Il trend relativo a chi entrava a contatto con contenuti di autolesionismo era due volte più alto per il gruppo delle vittime e per il gruppo dei bulli, e da tre a quattro volte più alto per i bulli-vittima, rispetto al gruppo di soggetti non coinvolti nel fenomeno; invece il trend relativo a chi entrava in contatto con contenuti di suicidio era da due a tre volte più alto per le vittime e per i bulli-vittima, rispetto al gruppo di soggetti non coinvolti.

C’è poco da aggiungere a questi dati, se non che occorre agire per prevenire un comportamento che sembra espandersi come un incendio in una giornata di forte vento, con il rischio che diventi non solo dilagante ma inarrestabile.

LE STRATEGIE IN AIUTO AI PIU’ GIOVANI

Per fortuna alcune strategie preventive si possono attuare, utili soprattutto ai più giovani:

  • Non fornire mai informazioni personali, le password, numeri PIN, ecc .
  • Non credere a tutto quello che si vede o si legge, non è detto che sia la verità.
  • Usare la gentilezza con gli altri che sono on-line, proprio come si farebbe off-line. Se qualcuno usa toni sgarbati o minacciosi è meglio non rispondere. I Bulli online sono proprio come off-line.
  • Non inviare un messaggio quando si è arrabbiati. Attendere fino a quando si ha avuto il tempo di pensare.
  • Non aprire un messaggio da qualcuno che non si conosce. In caso di dubbio è bene rivolgersi ai genitori, tutori o un altro adulto.
  • Durante la navigazione in Internet, se si trova qualcosa che non piace, che fa sentire a disagio o  spaventa, spegnere il computer e raccontare l’accaduto un adulto.
  • Concedetevi una pausa da Internet, mettendo la modalità off-line per trascorrere del tempo con la famiglia e gli amici.
  • Se si è stati vittima di un cyberbullo è importante parlare con un adulto che si conosce e di cui si ha fiducia.
  • Non cancellare o eliminare i messaggi dei cyberbulli. Non c’è bisogno di rileggerlo, ma tenerlo è la prova.
  • Non organizzare un incontro con qualcuno conosciuto online a meno che i genitori non vengano con te.

CONSIGLI PER I GENITORI

E se fosse il genitore a dover chiedere aiuto per i propri figli? Per capire se il proprio figlio o figlia è vittima di Cyberbullismo, ecco i segnali più evidenti a cui porre attenzione

  • Utilizzo eccessivo di internet.
  • Chiudere le finestre aperte del computer quando si entra nella camera.
  • Rifiuto ad utilizzare Internet.
  • Comportamenti diversi dal solito.
  • Frequenti invii attraverso Internet dei compiti svolti.
  • Lunghe chiamate telefoniche ed omissione dell’interlocutore.
  • Immagini insolite trovate nel computer.
  • Disturbi del sonno.
  • Disturbi dell’alimentazione.
  • Disturbi psicosomatici (mal di pancia, mal di testa, ecc).
  • Mancanza di interesse in occasione di eventi sociali che includono altri studenti.
  • Chiamate frequenti da scuola per essere riportati a casa.
  • Bassa autostima.
  • Inspiegabili beni personali guasti, perdita di denaro, perdita di oggetti personali.

Ascolto, consapevolezza, informazione e prevenzione sono le parole chiave su cui non si può prescindere. Al proposito, suggerisco la guida per genitori su come parlare di Internet ai figli realizzata da Unicef Italia insieme a Unicef Malesia, Digi e Telenor Group. Una lettura semplice ma efficace che non solo aiuta a sensibilizzare su un problema ancora sottovalutato, ma spinge già verso la prevenzione.

 

IL TUO CERVELLO PRODUCE ABBASTANZA GABA?

Ti capita di sentirti triste, eccitato o irritato senza una ragione apparente e in modo ricorrente? Probabilmente è colpa del GABA, una fra le molecole naturali più importanti che ci abitano, conosciuta anche come il neurotrasmettitore della calma e del rilassamento, perché capace di rallentare l’attività cerebrale.

GABA è l’abbreviazione di una molecola: l’acido gamma amminobutirrico, un neurotrasmettitore (ossia una sostanza chimica che le cellule cerebrali usano per comunicare fra loro) che regola l’eccitabilità cerebrale mediante l’inibizione del rilascio di neuroni. Questo meccanismo genera una sensazione di calma e riduce stress, ansia e alcune malattie.

Il GABA è, di fatto, il neurotrasmettitore inibitore più usato. I neurotrasmettitori inibitori diminuiscono le probabilità che un impulso nervoso si presenti con troppa forza. È inoltre coinvolto in aspetti quali: vista, sonno, tono muscolare e controllo motorio e si trova oltre che nel cervello, nell’intestino, stomaco, vescica, polmoni, fegato, pelle, milza, muscoli, reni, pancreas e organi riproduttivi.

A COSA SERVONO I NEUROTRASMETTITORI

Per capire come funziona il GABA nel cervello, dobbiamo guardare il meccanismo di azione e gli effetti di un neurotrasmettitore. Per definizione è un messaggero tra i neuroni. Tuttavia, il tipo di messaggio trasmesso può variare da un neurotrasmettitore all’altro. Ne esistono di due tipi: neurotrasmettitori eccitanti e neurotrasmettitori inibitori. Il GABA appartiene a quest’ultima categoria. In altre parole, ha un potenziale inibitore. Lo fa legandosi a recettori specifici, detti recettori GABA o recettori GABAergici.

PENSIERI INDESIDERATI, ANSIA E STRESS

Il GABA è presente ad alte dosi all’interno dell’ippocampo – l’area del cervello che controlla la memoria – e permette di sopprimere i pensieri indesiderati. Difetti nella sintesi o nel rilascio di questo neurotrasmettitore, spiegano i pensieri intrusivi che caratterizzano il disturbo da stress post-traumatico, l’ansia, la depressione e la schizofrenia. Ecco perché è così importante per il nostro equilibrio mentale.

Il meccanismo sottostante all’incapacità di scacciare i pensieri intrusivi e sgraditi è stato individuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge, e i cui risultati sono illustrati in un articolo pubblicato su “Nature Communications”.

Studi precedenti avevano mostrato che la difficoltà ad arginare i pensieri indesiderati è connessa a una ridotta attività nella corteccia prefrontale, già nota per avere un ruolo primario nel controllo delle azioni: “Noi possiamo avere reazioni veloci, che sono spesso utili, ma a volte abbiamo bisogno di controllarle e impedire che si verifichino. Un meccanismo simile ci deve aiutare a evitare che si presentino pensieri indesiderati“, spiega Michael C. Anderson, coautore dello studio. Ma la corteccia prefrontale è solo un tassello del problema: in tutti i disturbi caratterizzati da pensieri intrusivi si osserva infatti anche un’iperattività dell’ippocampo, l’area cerebrale responsabile del controllo della memoria.

Nel recente studio Anderson ha sottoposto un gruppo di pazienti con pensieri intrusivi e un gruppo di controllo a un test che richiedeva di rifuggire da alcune idee per concentrarsi su altre, mentre i soggetti venivano sottoposti sia a risonanza magnetica funzionale (fMRI), sia a spettroscopia di risonanza magnetica (spettroscopia NMR). Mentre la fMRI permette di identificare i livelli di attività delle diverse aree cerebrali, la spettroscopia NMR permette di risalire al tipo di molecole coinvolte in questa attività.

Dal confronto dei dati raccolti è emerso che la capacità di inibire pensieri indesiderati si basa su un neurotrasmettitore – una sostanza chimica all’interno del cervello che permette la trasmissione di messaggi da un neurone all’altro – chiamato appunto GABA (acido gamma-amminobutirrico).

Il GABA è il principale neurotrasmettitore inibitorio: il suo rilascio da parte di un neurone sopprime l’attività nelle altre cellule a cui è connesso. In particolare, è risultato che basse concentrazioni di GABA all’interno dell’ippocampo rendono difficile bloccare il recupero di ricordi e pensieri. In prospettiva, la scoperta potrebbe offrire un nuovo approccio per arginare i pensieri intrusivi in varie patologie, sviluppando farmaci in grado di migliorare selettivamente l’attività GABA all’interno dell’ippocampo.

SCARSI LIVELLI DI GABA

Nella maggior parte dei casi una disfunzione dei livelli di GABA può essere attribuita direttamente allo stile di vita, come sostiene il dottor Datis Kharrazian, ricercatore alla Harvard Medical School: “troppo stress, una cattiva alimentazione, la mancanza di sonno, troppa caffeina e l’intolleranza al glutine, sono cause di un’alterazione dei livelli di GABA”.

Anche i batteri intestinali producono questo neurotrasmettitore, motivo per cui la disbiosi, uno squilibrio fra i batteri intestinali buoni e cattivi, può provocare una produzione ridotta di GABA.

L’eccesso di acido glutammico poi, diventa GABA con l’aiuto della vitamina B6 e dell’enzima acido glutammico decarbossilasi. Ma una carenza di vitamina B6 o una reazione autoimmune possono interferire con la produzione del GABA. Sono molti i cambiamenti chimici che possono influire sull’equilibrio acido glutammico-GABA. Per quanto riguarda le sostanze di consumo: la caffeina inibisce l’attività del GABA, mentre l’alcol e i calmanti la aumentano.

COME AUMENTARE NATURALMENTE I LIVELLI DI GABA

Esistono degli integratori di GABA che contengono una versione sintetica di questo neurotrasmettitore. Tuttavia, vi sono delle controversie in merito alla loro efficacia.

Vi sono molti altri modi per mantenere sani livelli di GABA. Uno di questi è l’alimentazione. I ricercatori hanno analizzato i contenuti di GABA in un’ampia varietà di alimenti, come germe di riso integrale, germogli di riso integrale, germogli d’orzo, germogli di soia, fagiolini, mais, orzo, riso integrale, spinaci, patate, patate dolci, cavolo e castagne.

Una ricerca condotta dall’Istituto di Bioscienze dell’Università di Cork, in Irlanda, ha rivelato che gli alimenti probiotici aumentano l’acido γ-amminobutirrico. Alimenti come lo yogurt, il chefir, il kimchi e i crauti contengono i ceppi batterici produttori di GABA: Lactobacillus brevis e Bifidobacterium dentium.

Se sei preoccupano per i tuoi livelli di GABA, i medici consigliano di ridurre al minimo l’ingestione di caffeina, dato che inibisce la capacità di questo neurotrasmettitore di legarsi ai suoi recettori. Puoi bere del tè, che contiene meno caffeina, ma possiede l’amminoacido l-teanina, che aumenta questo neurotrasmettitore.

Un altro modo molto efficace per aumentare i livelli di GABA è fare attività fisica. Qualsiasi tipo di attività fisica aumenta i livelli di questo neurotrasmettitore, ma lo yoga è la più indicata. I livelli di GABA nel cervello possono aumentare fino a un 27% dopo una sola sessione di yoga.  Inoltre il GABA può, in qualità di neurotrasmettitore inibitore, agire come miorilassante naturale. Ciò significa che può prendere parte al rilassamento muscolare, con un interesse non trascurabile per quanto riguarda la fase di recupero dopo l’attività.

Oltre ai benefici in caso di stress e ansia, il GABA è noto anche per gli effetti sulla salute cardiovascolare. Gli studi dimostrano che questo neurotrasmettitore inibitore può ridurre la pressione arteriosa inibendo il rilascio di alcuni neurotrasmettitori eccitanti. Può dunque risultare interessante nel contrastare alcuni disturbi cardiovascolari come la pressione alta, fattore di rischio importante per l’incidente vascolare cerebrale o ictus.

In secondo luogo gli studi hanno dimostrato che questo neurotrasmettitore svolge un ruolo importante nella regolazione dell’appetito. La sua azione influisce sull’assunzione del cibo e può contribuire a contrastare l’aumento di peso, in particolare nell’ambito di una dieta.

I BENEFICI DEL GABA

Le scoperte scientifiche riassumono così i benefici di un livello equilibrato del neurotrasmettitore:

  • un’azione tranquillizzante e rilassante: favorisce in maniera naturale il rilassamento dell’organismo;
  • un’azione tranquillizzante e rilassante: aiuta naturalmente a combattere lo stress, l’ansia e i disturbi associati (stanchezza, problemi di insonnia, irritabilità, aggressività…);
  • un potenziale anti-insonnia: contribuisce a favorire l’addormentamento;
  • un effetto miorilassante: favorisce il rilassamento dei muscoli e partecipa attivamente al recupero dopo lo sforzo;
  • un potenziale antidepressivo: ha un’influenza positiva sugli stati emotivi;
  • un effetto ipotensore: può ridurre la pressione arteriosa e contribuire a stabilizzarla;
  • benefici per evitare di prendere peso: prende parte alla regolazione dell’assunzione di cibo;

A questo punto, sai cosa fare naturalmente se ti senti irritato, nervoso e particolarmente ansioso senza una vera ragione. Insomma, ora tocca a te!

© 2017 - Diego Coco, via delle Genziane, 13/E -00012 - Guidonia Montecelio - RM